La nostra famiglia

La nostra Unità Pastorale si sviluppa nei territori della Valpolicella e della prima parte della Valdadige. Comprende le parrocchie di Sant'Ambrogio di Valpolicella, Domegliara, Gargagnago, Volargne, Monte, Ponton, San Giorgio di Valpolicella e Ceraino.
Camminare insieme è sempre segno e possibilità di vivere esperienze più grandi e belle, nel continuo prendersi cura di ogni persona e famiglia all'interno di questo grande territorio, sotto lo sguardo protettore di Sant'Ambrogio

I nostri sacerdoti

  • don Alessandro Castellani, parroco moderatore, risiede a Sant'Ambrogio
  • don Damiano Zanconato, parroco, risiede a Domegliara
  • don Francesco Zampini, collaboratore
  • don Francesco Pilloni, collaboratore, risiede a San Giorgio
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L'UNITA' PASTORALE

Le nostre parrocchie

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Abitanti
Residenti nelle nostre parrocchie nel Comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella e di Dolcé
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Chiese
Attorno alle quali ruota la fede dei nostri parrocchiani
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Unico Sguardo
Verso la Croce, verso Cristo che ha lasciato tutto per donarci la Bellezza del suo Amore

INSIEME PER LA COMUNITA'

Gli strumenti di partecipazione

La Consulta Ministeriale

A servizio del "come" e del "perchè"
Luogo in cui i ministri vivono l'esperienza del "Consiglio", Consiglio-dono dello Spirito Santo. Non il luogo delle decisioni, ma del discernimento. Il servizio delle persone coinvolte nella "Consulta ministeriale" è volto alla condivisione di uno sguardo di prospettiva che ci mantenga in dialogo con la Diocesi e aiuti tutti a compiere i passi necessari. Per sapere quali passi fare è sempre importante tenere fisso lo sguardo verso l'orizzonte verso il quale si cammino, pena il girare a vuoto.

Nello stile sinodale non partecipano rappresentanti delle diverse realtà, ma persone in cui è vivo lo spirito di comunione nella Chiesa.

Questi i nomi dei membri del gruppo, presenti senza vincolo di rappresentanza parrocchiale: Barbara Battistello, Francesca Bersani, Giorgia Savoia, Luca Lovato, Manuela Testi, Federica Facci, Antonella Zago, Antonia Franceschi, Maurizio Aldrighetti, Claudia Grigoli, Laura Dell'Era.

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Segreteria di Unità Pastorale

Dal "perché" al "che cosa"
Questo gruppo di persone collabora con i sacerdoti nell'organizzazione pratica della vita pastorale delle nostre Comunità e del calendario. E' uno strumento di giuntura tra le varie parrocchie, in modo che le particolarità di ciascuna siano armonizzate nella comunione. Alla luce dei criteri suggeriti e sostenuti dalla Consulta, la Segreteria ha il compito di pianificare le attività di ciascuna parrochia e quelle che si fanno insieme. Partecipa un rappresentante per ogni parrocchia ed altre eventuali persone per specifici ambiti come la pastorale giovanile.

I membri della Segreteria di Unità Pastorale
Sant'Ambrogio
: Federica Scala, Luca Guarino
Domegliara: Piera Gasparini, Roberta Beghini
Gargagnago: Anna Castellani
Volargne: Enrico Bonafini
Monte: Nicola Caneva
Ponton: Chiara Perazzolo
San Giorgio: Antonella Grigoli
Ceraino: Franco Gaiardoni

agg. 1 settembre 2025

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Consiglio degli affari economici
Al consiglio degli affari economici (CPAE) spetta un compito di sensibilizzazione sui temi della vita cristiana che hanno a che fare con l'uso dei beni materiali (ecologia, spreco, solidarietà, carità,...).
Ogni parrocchia possiede il proprio CPAE, mentre alcune persone aiuteranno i parroci nella guida degli 8 consigli.
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L'UNITA' PASTORALE

Il nostro sogno

La nostra terra darà il suo frutto

In primavera abbiamo vissuto gli incontri sinodali delle conversazioni nello Spirito. Abbiamo raccolto le voci dei partecipanti con l’ascolto della fede, e in esse abbiamo ritrovato la voce di Colui che ci guida. Oggi consegniamo alla Comunità, alle nostre parrocchie e a ciascuno il messaggio frutto di questo cammino. È il nostro “sogno missionario”.

Sì, ma verso dove?

Tante volte ci siamo posti questa domanda, parlando della nostra vita di tutti i giorni o nel contesto della vita parrocchiale. È la stessa domanda che ci ha accompagnati attraverso le catechesi del Mese Eucaristico. L’incertezza del domani, in questo tempo di cambia-mento, insinua nel nostro cuore inquietudine e dubbio, e abbiamo trovato spiragli di luce nell’ascolto della Parola di Dio. Signore, dove vuoi condurci? Qual è la strada sulla quale vuoi accompagnarci? Abbiamo vissuto tra gennaio e maggio un percorso di ascolti in piccoli gruppi con il metodo sinodale delle conversa-zioni nello Spirito. Gli incontri, al di là del numero dei partecipanti sono stati un ottimo momento di Chiesa. Questo stile di ascolto e condivisione è stato davvero molto apprezzato ed è nato il desiderio di non lasciar cadere tutto.

A inizio giugno con i membri della nostra Consulta-Consiglio Pastorale abbiamo iniziato insieme il lavoro di sintesi del materiale raccolto dai gruppi. Abbiamo evidenziato alcune parole ricorrenti, raggruppandole nei tre passaggi: parole orientative, parole di discontinuità, parole trasformative. Abbiamo dedicato del tempo per dare una forma unitaria a tutto questo lavoro, fin qui interessante, ma frammentario. Nel testo presentato nelle prossime pagine le parole colorate sono quelle emerse dalle sintesi dei gruppi. Una volta messi insieme questi pensieri, ci siamo affidati ad un brano che ci ha ispirati. Abbiamo iniziato cercandone uno che raccontasse un incontro con Gesù e siamo stati rapiti dal racconto di Gesù e la Maddalena al mattino di Pasqua. (Gv 20,11-18). Qui abbiamo trovato una risposta, resa più evidente nello slogan: “La nostra terra darà il suo frutto”. È una risposta strana, che non sembra risolutiva, e appare invece ancora come una promessa, una promessa non ancora compiuta, ma che accogliamo con gratitudine come un dono dello Spirito. È una promessa che ci riguarda, che riguarda da vicino la nostra terra, la nostra vita, chiamata a portare frutto. Non siamo in un deserto arido, ma siamo in un terreno che, aldilà delle fatiche presenti, è fecondo e capace di portare vita. È una promessa che, come ci rivela il salmo da cui questo versetto è tratto, ha Dio come protagonista: non saranno i nostri sforzi né nei nostri progetti a farci fare un passo avanti, ma la sua promessa, la sua parola, l’azione dello spirito Santo che agisce in noi e che siamo chiamati a riconoscere e ad ascoltare. Questo messaggio non è un’accozzaglia di tante parole, ma pur contenendo ciascuna delle nostre, ci aiuta ad esprimere l’illuminazione dello Spirito e ci aiuta ad intuire ciò che Dio vuole da noi.

Ho visto il Signore». All’alba del giorno di Pasqua, Maria Maddalena incontra Gesù risorto e, piena di gioia, porta questo annuncio ai discepoli. Nel nostro tempo, un periodo di cambiamenti profondi, il Signore è ancora nel giardino della nostra vita, vicino a noi, e chiama ciascuno per nome. In questa nuova alba, nelle nostre comunità, ci ritroviamo ad essere l’uno per l’altro compagni di viaggio che affrontano con fiducia le prove della vita, testimoniando con coraggio il dono di essere figli di Dio Padre e la gioia dell’incontro con Lui.

Come la Maddalena, anche noi siamo arrivati al sepolcro nel pianto. Piangiamo con nostalgia ciò che non c’è più. Il fatto di vedere sempre più spazi vuoti nelle file dei nostri banchi ci porta a cadere nel senso di vittimismo e solitudine; quando vediamo le nostre canoniche chiuse sperimentiamo la sensazione di essere abbandonati e non considerati. Gesù chiede a Maria: «Perché piangi?». Il motivo del suo pianto, come il motivo delle nostre esigenze, sembra comprensibile; eppure proprio queste lacrime impediscono di vedere e riconoscere il Maestro. «Dimmi dove hai messo il Signore e andrò a prenderlo»: non sono solo le parole di Maria, ma anche le nostre, nel disperato e naturale tentativo di conservare e proseguire con vecchie abitudini.

Ma il Signore le dice: «Non mi trattenere». Con questo, invita anche noi a non fermarci, a guardare oltre, a fidarci di lui. Come le piante, per portare frutto, hanno bisogno di essere potate, così anche noi abbiamo bisogno di un cambiamento che ci faccia crescere ancora: “la nostra terra porterà il suo frutto”. Il Signore ha per noi sempre una Parola che è portatrice di Grazia ed è efficace in tutti. Quando l’ascoltiamo, si rafforza il rapporto con il Padre e nasce nel nostro cuore la voglia di testimoniarlo con fiducia attraverso gesti quotidiani semplici ma efficaci, capaci di unire la fede alla vita con un linguaggio attuale. La voce dello Spirito ci dona uno sguardo nuovo e la forza di vivere il Vangelo: siamo chiamati ad uscire dai nostri confini per arrivare anche a chi è più distante, facendoci promotori di relazioni buone, come testimoni credibili della fede che ci illumina. Sogniamo di essere una Chiesa più concreta, alla portata di tutti, che cerca di coinvolgere e di colmare i vuoti generazionali.

Sogniamo di essere una Chiesa aperta, capace di accogliere i cambiamenti e attenta ai segni dei tempi. Sogniamo di essere una Chiesa che sa vivere la diversità come una ricchezza, un dono: siamo tutti importanti e preziosi gli uni per gli altri. Ci piacerebbe passare dalla delega alla corresponsabilità, nel cammino ordinario della vita parrocchiale, aprendoci ad una partecipazione attiva, che non richiede particolari competenze, ma umiltà. Desideriamo vivere in una Comunità credente che ha fatto e continua a fare esperienza dell’incontro con Dio, attraverso la relazione con i fratelli e attraverso significativi momenti di crescita spirituale.

Sì, per noi è sorto un nuovo mattino. Questo è il giardino nel quale il Signore ci incontra. Quando entriamo per celebrare la Sua risurrezione, Egli riscalda il nostro cuore e ci nutre con amore. Gesù ci invita, ciascuno con la propria storia e i propri talenti, ad uscire verso nostri fratelli e sorelle per condividere con loro la vita nuova. Egli ci rende veramente una Chiesa fatta di figli che si mettono in ascolto, raccontano e vivono concretamente il Vangelo».

*le parole scritte in grassetto sono emerse dalla sintesi dei lavori dei gruppi di conversazione spirituale.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sap-piamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, se-duti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. (Gv 20,1-2.11-18)

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